Geomorfologia e geologia

Geomorfologia e geologia

ASPETTI GEOMORFOLOGICI E GEOLOGICI DELLA NECROPOLI DI NORCHIA 

DI GABRIELE TREVI

I resti della sfarzosa Necropoli di Norchia sono situati tra il confine amministrativo del Comune di Vetralla e di Viterbo ed è facilmente raggiungibile da due sentieri, uno presso la Loc. Il Casalone (42.345866, 11.949447), mentre l’altro in Loc. Cinelli (42.337130, 11.951305).

Il territorio è caratterizzato da vasti plateau di origine ignimbritica tagliati da canyon fluviali profondi alcune decine di metri (detti forre), questo stacco geomorfologico rende il territorio caratterizzato da due differenti habitat: in cima ai plateau la macchia mediterranea mentre il fondo delle forre è caratterizzato da una flora di ambiente umido. Le forre si sono formate presumibilmente con il cambiamento di quota del livello del mare delle ultime glaciazioni (l’ultima 12000 anni fa); questi cambi di quota (eustatismo) determinano una maggiore erosione fluviale quando il mare tende ad abbassarsi per effetto della glaciazione (l’acqua rimane bloccata all’interno dei ghiacciai e non riesce più a raggiungere il mare). Di risposta a questo fenomeno i fiumi, che per effetto della gravità cercano di raggiungere l’equilibrio idrodinamico rappresentato dalla quota del livello marino, tendono ad intagliare e quindi ad erodere sempre di più le successioni rocciose dei letti fluviali, generando le tipiche valli a V. Con il successivo alzamento del livello marino, conseguenza del termine della glaciazione, i fiumi influenzati da un minor idrodinamismo, tendono ad arrestare la loro azione di incisione del letto fluviale scaricando i sedimenti presenti all’interno del flusso d’acqua. Si forma così una superficie pianeggiante in fondo alla valle, mascherando così una valle a V in una valle a U. Successivamente le pareti di queste valli saranno lavorate ed intagliate dalle sapienti mani della civiltà etrusca per erigere le varie necropoli presenti nella Tuscia.

Nello specifico nel territorio di Norchia l’incisione dei torrenti presenti (il Biedano, il Pile e l’Acqualta) ha permesso di far affiorare differenti litotipi i quali hanno età, genesi e caratteristiche molto differenti.

Alla base generalmente affiorano i litotipi più antichi, torbiditi ed emipelagiti della Serie dei Flysch della Tolfa (Fazzini et al., 1972). Ricollegabili alle Liguridi Esterne, rocce sedimentarie cretacee-oligoceniche; sono descritte come successioni “flyschioidi” in quanto rappresentano il prodotto di frane sottomarine (torbiditi), spesso detritiche, di natura per lo più carbonatica e in parte silicoclastica. Gli strati torbiditici sono caratterizzati da alcune strutture identificate dalla la Sequenza di Bouma: all’interno di ogni strato, il quale corrisponde a un unico evento torbiditico, partendo dalla base dello stesso, si rinvengono alcune strutture sedimentarie le quali rispecchiano le variazioni granulo-metriche e di rallentamento del regime di flusso della frana.

 

 

Sul basamento carbonatico precedentemente citato, poggiano unità sedimentarie composte da sabbie e limi d’origine fluvio-lacustre e unità vulcaniche (sia del distretto vulcanico vicano che del distretto vulsino): per lo più lave, livelli pomicei e depositi a matrice cineritica più o meno saldata. Queste unità sono datate tra il Pleistocene medio e superiore e l’Holocene (Cartografia Geologica d’Italia alla scala 1:50000, Foglio 354 Tarquinia). Tra queste unità due risultano essere le più importanti per estensione e spessore degli affioramenti.

La litologia meno rilevata stratigraficamente è rappresentata dalle Lave di Norchia (Cartografia Geologica

d’Italia alla scala 1:50000, Foglio 354 Tarquinia). Sono una serie di colate laviche molto compatte di colore grigio con cristalli di leucite e pirosseno, provenienti da

l vicino distretto vulcanico vicano. Sono ben visibile lungo il sentiero presso Loc. Il Casalone (dove compare in un affioramento con aspetto a fessurazione colonnare). Al di sopra di queste lave è presente un paleosuolo dello spessore compreso tra il metro e il metro e mezzo, il quale per la sua notevole tenerezza spesso è stato utilizzato dagli etruschi per scavare gli ambienti ipogei funerari. Al di sopra del paleosuolo compare la litologia più diffusa e caratteristica del territorio di Norchia ma anche di tutta la Tuscia, la Formazione di Sutri (ex Ignimbrite C di Locardi 1965, ex Tufo Rosso a Scorie Nere di Mattias et Ventriglia 1970).

La Formazione di Sutri ha una composizione fonolitica ed ha un’età di 151000 anni. Corrisponde alla più voluminosa esplosione piroclastica (circa 10 𝑘𝑚3) delle 4 principali esplosione dell’attività vicana. Presenta diverse facies (caratteristiche chimico-fisiche-granulo-metriche che ci permettono di dividere un corpo roccioso da un altro), identificative di diverse fasi esplosive di un’unica eruzione. Le diverse facies hanno diversi rapporti tra i componenti juvenili (pomici, scorie nere e cristalli o frammenti di cristalli di leucite spesso analcimizzata) e i componenti litici (frammenti di rocce già allo stato solido durante l’esplosione). Il tutto è avvolto da una matrice cineritica color rosso-arancio-marrone molto ben saldata. Per le sue caratteristiche geotecniche è stata la roccia che ha permesso agli etruschi di costruire e intagliare le proprie necropoli portandoci la loro testimonianza della loro cultura fino ai giorni d’oggi.

 

Trevi Gabriele (Dottore in Scienze Geologiche presso l’Università La Sapienza di Roma).

Laureata magistrale in Archeologia e Storia dell'arte. Tutela e valorizzazione. Specializzata in Informatica applicata ai beni culturali, in particolare GIS (Geographical Information System) e promozione dei beni culturali in qualità di Social Media Manager. Fotografa amatoriale e Archeologa subacquea praticante.

Post a Comment